I sì che aiutano a crescere
di Claudia Peirone
Il tema principale e il filo conduttore del bel libro di Renato Palma "I sì che aiutano a crescere" è la critica radicale, netta e rigorosa di tutti i sistemi di potere e di dipendenza da altri individui, in particolar modo quello familiare, scolastico e medico/terapeutico.
Con grande comprensione e affetto, l'Autore si mette dalla parte dei "nuovi nati" del passato e di oggi e ne individua il comune e sofferto percorso di "diseducazione": i genitori prima, gli insegnanti poi e, all'occorrenza, i medici collaborano (così come è stato fatto nei loro confronti quando essi stessi erano piccoli) a soffocarne la libera espressione di vitalità, i desideri, i sogni non funzionali o compatibili con la riproduzione (presente oggi come nel passato) degli assetti di potere. La perdita, in questo processo, è enorme: si disperde fatica, si crea sofferenza, non si sfrutta affatto quella splendida occasione di aumentare libertà e conoscenza che ogni nuova nascita, ogni nuovo bambino può offrire al mondo degli adulti.
Occorre allora, secondo Palma (che è medico e psicoterapeuta) essere consapevoli e sostenere dentro di noi e nella società un radicale rifiuto dell'autoritario "mondo del padre", in qualsiasi forma esso si presenti. Solo così sarà possibile cooperare ad una educazione nuova, rispettosa delle potenzialità dei piccoli e dei giovani, dei loro tempi, che solleciti, invece di inibire, quel "senso del possibile", del cambiamento, della ricerca che è caratteristica preziosa della specie umana, se libera nelle sue espressioni e non manipolata dalle regole dei sistemi di potere e dalla volontà ossessiva di conservazione dell'esistente. Il conflitto familiare e sociale tende poi, secondo l'Autore, a riprodursi all'interno dell'individuo stesso: lo stesso "padre" autoritario parla attraverso la voce interiore di un "io" in perenne e drammatico conflitto con se stesso. E, a curare le malattie che ne derivano, ecco medici/padri a cui non ci si può che affidare acriticamente, perché detengono il potere fondamentale della nostra salute. Ma scopo di ogni terapia (come d'altra parte di ogni intervento educativo) dovrebbe essere invece realizzare una relazione fra due persone che rinunci al potere di una sull'altra e a quell'asimmetria di rapporto che è stata la matrice iniziale attraverso la quale tutti siamo stati inevitabilmente educati. "La sintonia sostituisce qualsiasi modello autoritario e rende umano il rapporto " (p.140), ma per attuarla occorre rinunciare drasticamente al giudizio, alla forza, al conflitto, all'autorità, alle regole non condivise.
D'altra parte, come notava Ernesto Balducci (amorevolmente citato da Palma): "la nostra specie o sarà pacifica, o semplicemente non sarà" (p.85). Educare attraverso l'autorità (anche se giustificata dal volere il bene del soggetto che si sta educando) è solo e sempre un modello perdente e causa di infinite sofferenze: Palma scrive pagine illuminanti sugli adolescenti e le loro manifestazioni di insofferenza a quel modello (pp. 66-69); sull'anoressia come scelta estrema in un conflitto ormai interiorizzato (pp. 144-157); sul suicidio (p.127), sulle pratiche psicoterapeutiche autoritarie (a partire dal caso trattato da Freud del piccolo Hans (pp. 69-98)), fino ad osservazioni ironiche e gustose su fallimentari giudizi di Lacan (p.115). Anche il linguaggio, il nostro principale strumento di comunicazione, non sfugge all'analisi profonda di Palma, che ne individua l'uso ambiguo e distorto che ne fanno le pratiche educative autoritarie e che ne fa il nostro "io", quando non riesce ad abbandonare la lotta interiore per eleggere il benessere, l'utilità, la ricerca, il cambiamento come sole guide autentiche per la nostra crescita.
Molti sono gli argomenti di grande interesse trattati ancora dall'Autore, ma li lasciamo alla curiosità e alla scoperta del lettore. La scrittura di Palma è fluida, pacata e confidenziale, pur senza rinunciare al rigore argomentativo che la materia scientifica richiede. Ma il lettore non si lasci ingannare dall' "amichevolezza" della scrittura: l'Autore (immaginiamo, dato lo spirito del libro) è pronto a cambiare, rivedere, dubitare, ma non a concedere varchi all'ambiguità, al compromesso, all'opportunismo delle idee. Lo impedisce la bellezza e l'altezza della via che egli traccia all'uomo di oggi: "ridiventare un viaggiatore curioso, abituato a visitare sempre nuovi posti e a conoscere nuove usanze e credenze, farsi dell'universo e della vita un'idea dalla quale gli dei e il loro potere possono essere lasciati fuori" (p. 15).